Apicoltura…

Nel mondo rurale l’ape era importante, come la pecora, la vigna, la frutta e il maiale che il contadino allevava e curava per avere la “grascia” nella sua piccola “azienda a ciclo chiuso”. Cosi annotava il notaio Filippo Buccella nel 1793  “Il pane è arrivato al forno a tre carlini ed a 35 grana la decima. Questa annata è stata peggiore di quelle del 1764 e 1767. Si è comprato il grano in Popoli ed in Sulmona ed in Avezzano settimana per settimana perchè ad Ortona nemmeno un chicco. Un vero castigo di Dio. Gli orzi sono stati piuttosto in abbondanza  così il miele e la frutta.” Giuseppe Buccella, Ortona dei Marsi in una cronaca inedita del XVII  secolo; F.lli Palombi Editori, Roma 1972.

Nel secolo scorso nella Valle del Giovenco l’apicoltura era largamente diffusa e radicata, in tutti i comuni,  molti erano i contadini che tenevano qualche famiglia di api entro arnie villiche per avere  miele in abbondanza.  Per prelevarlo da queste arnie chiuse a favi fissi si praticava l’apicidio o si toglieva solo qualche favo.

Durante la primavera, nelle calde giornate, la quiete dei paesi, spesso veniva interrotta e animata all’improvviso, dal suono di un campanaccio o di una pentola, un contadino eccitato seguiva il suo sciame di api sperando che si posasse a formare il caratteristico grappolo.

Una passione per le api che richiama alla mente un vecchio apicoltore dal soprannome eloquente “chpitt”, oppure Barbato, Verdum ed altri ancora, una passione per un insetto che molto da all’apicoltore, ma ancora di più all’agro-ecosistema.

A Santa Maria, Sulla Villa, Ortona, Carrito, Cesoli, ecc..  le api erano di casa, alcuni contadini tenevano le arnie dentro la “capanna d cup” che serviva a proteggerle dal rigore dell’inverno e dal cado estivo. I campi erano coltivati fin sopra le montagne (Campo Castino, S Angelo, Collecchie ecc.), con  naturale rotazione dei cicli  produttivi, inoltre per far “riposare” la terra veniva seminata, la lupinella e “l’erba prata” deliziando così le api. Poi il tempo si è portato via tutto questo ed altro ancora.

Negli anni settanta una nuova generazione di apicoltori ha saputo cogliere, ed interpretare le esigenze di un’apicoltura moderna e razionale. Valorizzando le risorse nettarifere tipiche del territorio, sono stati prodotti mieli straordinari, premiati nei concorsi nazionali, ma soprattutto dai consumatori, miele di: Sideritis Syriaca, Melilotus Officinalis, Satureya montana e miele di Millefiori.

Un’insieme di sapori e aromi unici che solo la natura riesce a combinare in armonia. Nella medio-alta Valle del Giovenco dove la natura è protetta (PNALM) l’ape, (non domestica) nella sua autonomia biologica, cerca di colonizzare il territorio facendo il nido entro tronchi di alberi cavi dove non di rado, “bussa”  l’orso Bernardo a reclamare un pò di “nettare degli dei”. Bernardo spesso visita gli apiari della zona per farsi una sana scorpacciata di miele, ma orai recinti elettrificati lo tengono lontano.